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12/23/2025

9 min di lettura

Cos'è lo staking?

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Lo staking rappresenta una delle modalità più immediate per generare reddito passivo tramite cripto, contribuendo al tempo stesso alla sicurezza e alla solidità della rete blockchain. In cambio, si ottengono ricompense periodiche, paragonabili agli interessi generati da un conto di risparmio.

L’adozione del modello PoS è in crescita tra le blockchain, poiché offre un'alternativa più sicura, efficiente dal punto di vista energetico e accessibile rispetto al mining tradizionale. Per gli utenti che muovono i primi passi nel mondo cripto, lo staking di coin è un modo concreto per contribuire al funzionamento della rete e ottenere al contempo un’entrata aggiuntiva.

  • Lo staking consente agli utenti di mantenere il pieno possesso dei propri asset cripto, che vengono vincolati alla rete per un periodo definito al fine di generare ricompense di staking regolari.

  • Lo staking contribuisce alla sicurezza e alla stabilità della blockchain. Permette, infatti, di validare le transazioni e di produrre nuovi blocchi in modo più sostenibile rispetto al mining.

  • Il modello Proof of Stake (PoS) rende possibile lo staking. A differenza del mining, che si basa sulla potenza di calcolo, il PoS utilizza un processo di selezione in cui i partecipanti attivi, chiamati validatori, vengono scelti in base alla quantità di coin messe in staking.

  • Grazie a piattaforme come Bitpanda, è possibile accedere allo staking in modo semplice e immediato, senza la necessità di competenze tecniche specifiche o apparecchiature dedicate.

Questa guida ti accompagnerà alla scoperta dello staking: dai principi fondamentali come Proof of Stake (PoS) e Delegated Proof of Stake (DPoS), all’analisi dei rischi e delle prospettive future. Che tu sia un principiante o un esperto di cripto, qui troverai un quadro completo e aggiornato sul tema.

Che cos’è lo staking?

Lo staking consiste nel vincolare cripto in un portafoglio digitale dedicato, con l’obiettivo di generare ricompense periodiche di staking. Le coin in staking contribuiscono alla sicurezza della rete, sia attraverso la validazione delle transazioni, sia tramite il supporto alla liquidità.

Lo staking è un processo riservato ad asset che adottano il meccanismo Proof of Stake (PoS) o varianti affini, come il Delegated Proof of Stake (DPoS). In tali sistemi, la verifica delle transazioni è affidata ai validatori, che devono vincolare un quantitativo minimo dell’asset richiesto per partecipare e ottenere le ricompense previste.

Il modello Proof of Work (PoW) richiede un ingente dispendio energetico e l’utilizzo di hardware ad alte prestazioni per la risoluzione di complessi problemi matematici. I sistemi PoS e DPoS, al contrario, si basano sugli asset messi in staking e su un processo di selezione casuale dei validatori, garantendo maggiore efficienza energetica e sostenibilità ambientale.

Lo staking consente di generare rendimenti attraverso il blocco delle coin in un portafoglio digitale. Il principio ricorda quello di un deposito fruttifero: le ricompense maturano finché gli asset restano vincolati e il rendimento finale dipende sia dal volume delle cripto in staking, sia dalla durata del vincolo.

Il processo di staking in breve

Lo staking ha inizio con la configurazione dei validatori, che richiede l’installazione del software necessario e l’implementazione di misure di sicurezza di rete.

Una volta operativi, i validatori vengono selezionati dalla rete attraverso un algoritmo pseudocasuale. Quest’ultimo tiene conto del quantitativo di token messi in staking e della durata del vincolo per determinare chi avrà il diritto di validare le transazioni e produrre nuovi blocchi.

I validatori hanno un forte incentivo ad agire in modo corretto. È infatti il loro capitale a essere vincolato al protocollo. Di conseguenza, chi non rispetta le regole rischia di perdere, in tutto o in parte, le coin messe in staking. Questo meccanismo di sicurezza, chiamato slashing, è progettato per prevenire tentativi di manipolazione e premiare i comportamenti responsabili.

La tecnologia alla base dello staking

L’infrastruttura tecnica su cui si regge lo staking è nota come meccanismo di consenso. Si tratta di un insieme di protocolli che assicurano l’allineamento dei nodi sullo stato della blockchain. Tra i più rilevanti figurano il Proof of Stake (PoS) e il Delegated Proof of Stake (DPoS), che sostituiscono il mining di Bitcoin con sistemi più sostenibili e consentono agli utenti di contribuire al processo di validazione attraverso lo staking.

Proof of Stake (PoS)

Le reti basate su Proof of Stake (PoS) sono considerate un’alternativa più sostenibile rispetto al Proof of Work (PoW) per via di un consumo energetico significativamente inferiore. In un sistema PoS, la selezione dei validatori avviene in maniera casuale, ma la probabilità di essere scelti cresce all’aumentare delle coin messe in staking e della durata del blocco stesso.

Rispetto al mining tradizionale, questo approccio necessita di una potenza di calcolo notevolmente ridotta. Ne derivano benefici in termini di equità del processo, sicurezza della rete ed efficienza energetica, con un impatto ambientale più contenuto.

Nelle reti Pos, gli utenti possono vincolare i token in uno smart contract per assumere il ruolo di validatori. Questi ultimi svolgono una funzione essenziale per la continuità operativa, la sincronizzazione e la sicurezza della rete. Lo staking coinvolge tipicamente i token nativi del protocollo, che vengono bloccati sulla blockchain stessa. L’approccio è paragonabile a un deposito vincolato presso una banca tradizionale, che genera interessi per tutta la durata del vincolo.

Delegated Proof of Stake (DPoS)

Il Delegated Proof of Stake (DPoS) amplia il modello PoS introducendo un meccanismo di voto delegato per la selezione dei validatori. In tal modo, il processo risulta più inclusivo anche per i partecipanti con un numero limitato di coin.

Nel DPoS, i diritti di voto sono attribuiti proporzionalmente alle coin messe in staking e consentono di eleggere rappresentanti, denominati testimoni o delegati.

In questo sistema:

  • I testimoni si occupano della validazione dei blocchi.

  • I delegati supervisionano la rete, monitorano la sicurezza, propongono aggiornamenti e contribuiscono alla governance.

Per avviare lo staking è necessario predisporre un portafoglio idoneo. Gli asset messi in staking vengono delegati, rimanendo nel portafoglio dell’utente senza trasferimenti effettivi. Le coin rimangono così di proprietà dell’utente, pur contribuendo alla sicurezza e alla stabilità della rete.

Gli utenti possono operare un nodo validatore autonomo, delegare lo staking a una piattaforma terza oppure ricorrere a soluzioni integrate come Bitpanda, che semplifica l’accesso al servizio.

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Perché esiste lo staking?

I validatori mettono in staking le proprie cripto per contribuire alla sicurezza e all’operatività della rete, ottenendo un reddito aggiuntivo dalla validazione dei blocchi. Poiché il loro capitale è in gioco, i partecipanti sono incentivati ad agire in modo responsabile, contribuendo all’integrità della blockchain.

Lo staking sta acquisendo un’importanza crescente nel mondo cripto, spinto in gran parte dalla domanda degli utenti. Sempre più investitori, infatti, desiderano ottenere rendimenti sui propri asset cripto tramite le piattaforme DeFi, che si stanno affermando in un contesto tradizionalmente dominato dalle banche tradizionali.

La finanza decentralizzata (DeFi) offre agli utenti la possibilità di depositare i propri asset in pool di liquidità, fornendo risorse ad altri partecipanti e ottenendo rendimenti, in modo analogo agli interessi maturati sui depositi bancari tradizionali.

Tutte le cripto supportano lo staking?

Non tutte le cripto consentono di effettuare staking. Quest’ultimo si applica infatti esclusivamente agli asset che operano con un meccanismo di consenso Proof of Stake (PoS) o sistemi affini. Le coin basate su Proof of Work (PoW), come Bitcoin (BTC), non consentono di eseguire attività di staking, poiché i blocchi vengono prodotti e validati attraverso il mining.

Molti protocolli blockchain implementano lo staking per migliorare la sicurezza della rete e incentivare la partecipazione degli utenti. Esempi rilevanti di cripto che supportano questo meccanismo sono Ethereum 2.0, Cardano e Tezos. Gli utenti possono depositare le proprie coin in un portafoglio compatibile con lo staking per contribuire alla validazione dei blocchi e ricevere ricompense legate allo staking.

Le regole dello staking variano da progetto a progetto e possono includere requisiti specifici, come l’importo minimo di partecipazione o il periodo di vincolo dei fondi. I pool di staking facilitano la partecipazione degli utenti con capitali più contenuti, aumentando la probabilità di ottenere ricompense. Lo staking svolge così una duplice funzione: rafforza la sicurezza della rete e incoraggia l’impegno attivo della community.

Esempi di cripto che supportano lo staking

  • Con Ethereum 2.0, gli investitori possono mettere in staking i propri Ethereum per contribuire alla sicurezza della rete e ottenere ricompense.

  • I detentori di Cardano (ADA) possono partecipare al processo di staking per garantire l'integrità della rete e ottenere ricompense in ADA sul lungo periodo.

  • Tezos (XTZ) permette agli utenti di operare come “baker”, assicurando il corretto funzionamento e la sicurezza del protocollo tramite lo staking.

  • La blockchain Polkadot (DOT) si basa su un meccanismo di staking che ne rafforza la sicurezza e supporta la comunicazione tra diverse reti.

  • Algorand (ALGO) propone un modello di staking efficiente basato sul sistema Pure Proof of Stake, noto per la sua accessibilità e le basse soglie d’accesso.

Vuoi scoprire altre cripto che supportano lo staking? Consulta il nostro approfondimento dedicato allo staking di cripto. 

Quali rischi comporta lo staking?

Lo staking rappresenta un metodo potenzialmente redditizio per generare rendimenti sulle cripto, ma comporta rischi da non sottovalutare. Un elemento critico, per esempio, è il periodo di vincolo, durante il quale il trading non è consentito per gli asset messi in staking. Questo limita la possibilità di reagire tempestivamente alle fluttuazioni di mercato.

Inoltre, la sicurezza della piattaforma di staking è un altro fattore da considerare: eventuali vulnerabilità o attacchi informatici possono comportare la perdita degli asset in staking.

Tra i rischi associati allo staking vi è anche lo slashing, che comporta la confisca di una parte degli asset messi in staking qualora un validatore violi le regole del protocollo. Questo meccanismo incentiva la corretta operatività della rete, ma può generare perdite per gli staker coinvolti.

È inoltre fondamentale considerare gli aspetti fiscali: i redditi derivanti dallo staking possono essere soggetti a tassazione, secondo normative che differiscono in base al Paese di residenza.

Il futuro dello staking nel settore cripto

Essendo considerato una soluzione più sostenibile rispetto al mining tradizionale, lo staking è destinato a una crescita significativa. Il suo ridotto impatto ambientale, infatti, si accompagna a prestazioni superiori in termini di velocità, efficienza e scalabilità.

Il futuro dello staking sembra essere all’insegna di una maggiore facilità d’uso e accessibilità. Assumerà inoltre un ruolo ancora più rilevante nella finanza decentralizzata (DeFi), offrendo nuove opportunità di rendimento.

Grazie a innovazioni come lo staking cross-chain, gli utenti potranno mettere in staking i propri asset su diverse blockchain. Con l’arrivo di regole più chiare e un mercato più solido, lo staking potrebbe diventare una forma d’investimento diffusa, tanto per i privati quanto per gli investitori istituzionali.

Con l’introduzione di normative più chiare, un mercato più maturo e innovazioni cross-chain, lo staking potrebbe affermarsi come una forma d’investimento ampiamente diffusa, accessibile tanto ai privati quanto agli investitori istituzionali.

Domande frequenti sullo staking

Quanto è sicuro lo staking?

La sicurezza dello staking varia in base a fattori quali l'affidabilità della piattaforma e la stabilità della rete. Sebbene la blockchain offra in genere un elevato livello di protezione, le piattaforme di staking possono essere comunque soggette a vulnerabilità tecniche. Un’attenta analisi preventiva dei rischi e l’utilizzo di portafogli hardware dedicati possono contribuire a una maggiore protezione degli asset.

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Come viene calcolato il rendimento da staking?

Il rendimento da staking dipende da tre parametri principali: la quantità di asset messi in staking, la durata di staking e il tasso di ricompensa. In molti casi, viene espresso tramite l’APY (Annual Percentage Yield), che indica il rendimento percentuale annuo stimato.

Che cosa sono i pool di staking?

I pool di staking riuniscono più investitori cripto che decidono di combinare le loro risorse per aumentare le possibilità di guadagnare ricompense. Ciascun partecipante mette in staking una parte delle coin all’interno del pool, che rappresenta una quota più grande della rete.

Le ricompense derivanti dalle attività di validazione vengono poi distribuite tra i membri del pool secondo criteri proporzionali al contributo fornito.

Cosa significa APY nello staking?

APY è l’acronimo di “Annual Percentage Yield” e rappresenta il rendimento annuo effettivo ottenuto dallo staking, espresso in percentuale. Questo indicatore tiene conto dell’interesse composto generato dal reinvestimento automatico delle ricompense maturate.

Che cos’è un periodo di vincolo?

Un periodo di vincolo nello staking è l’intervallo di tempo durante il quale le coin messe in staking non possono essere trasferite o vendute. Tale meccanismo contribuisce a mantenere la sicurezza della rete, garantendo una disponibilità costante di coin destinate alla validazione delle transazioni. La durata del periodo di vincolo varia a seconda della cripto e del protocollo di staking utilizzato.

Approfondimenti sullo staking

Vuoi scoprire di più su questo argomento? Dai un’occhiata ai nostri articoli dedicati e scopri quali sono le caratteristiche fondamentali dello staking.