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02/25/2026

15 min di lettura

Tasse e tassazione delle criptovalute in Italia: quando si pagano le imposte?

Crypto Taxes

Le criptovalute occupano un ruolo sempre più rilevante nelle strategie di investimento, ma la loro tassazione continua a generare molti dubbi tra investitori e privati. In Italia, l’acquisto di Bitcoin o di altre criptovalute non comporta di per sé un’imposizione fiscale. Tuttavia, determinate operazioni possono rendere i guadagni tassabili e comportare specifici obblighi fiscali.

Capire quando e come si applicano le tasse sulle criptovalute è fondamentale per evitare errori e rimanere in regola con il fisco italiano. La tassazione delle criptovalute in Italia dipende dal tipo di operazione effettuata, dall’eventuale realizzazione di plusvalenze e dal quadro fiscale applicabile alle crypto-attività detenute o cedute.

In questo articolo spieghiamo quando è necessario pagare le tasse crypto in Italia, come funziona la tassazione delle plusvalenze da criptovalute, come dichiarare correttamente Bitcoin e altre criptovalute nella dichiarazione dei redditi, e quali regole è importante conoscere per gestire in modo consapevole i propri investimenti.

Fiscalità crypto in Italia: quando si applicano le imposte su Bitcoin?

In Italia, il semplice acquisto di Bitcoin o di altre criptovalute non è soggetto a tassazione. Le tasse crypto si applicano principalmente quando un’operazione è considerata fiscalmente rilevante e comporta la realizzazione di una plusvalenza tassabile.

La tassazione delle criptovalute entra in gioco nel momento in cui si verifica una cessione di crypto-attività. Rientrano in questa categoria, ad esempio:

  • la conversione di criptovalute in euro o in un’altra valuta a corso legale,

  • l’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento per beni o servizi,

  • la cessione di criptovalute a fronte di un corrispettivo in valuta fiat.

In questi casi, se il valore di mercato delle criptovalute al momento della cessione è superiore al loro prezzo di acquisto, il guadagno realizzato può essere considerato imponibile ai fini della tassazione crypto.

È importante sottolineare che la valutazione fiscale delle operazioni avviene sempre con riferimento all’anno fiscale. Tutte le transazioni in criptovalute effettuate nel corso dell’anno devono essere prese in considerazione per determinare se si sono generate plusvalenze e quali imposte risultano applicabili secondo il quadro normativo italiano.

Devo pagare le tasse quando vendo Bitcoin?

In Italia, la vendita di Bitcoin può comportare un’obbligazione fiscale se dall’operazione deriva una plusvalenza. In altre parole, non è la vendita in sé a essere tassata, ma l’eventuale guadagno realizzato al momento della cessione.

Dal punto di vista fiscale, vendere Bitcoin equivale a effettuare una cessione di crypto-attività. Nello specifico, rientrano in questo scenario:

  • la conversione di Bitcoin in euro o in un’altra valuta a corso legale,

  • l’utilizzo di Bitcoin per pagare beni o servizi,

  • qualsiasi operazione che comporti la trasformazione di Bitcoin in un valore economicamente quantificabile.

La plusvalenza da Bitcoin si calcola come differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di mercato del Bitcoin al momento della cessione. Se tale differenza è positiva, l’importo può risultare imponibile ai fini della tassazione Bitcoin, secondo le regole previste dalla normativa italiana.

Al contrario, se dalla vendita non viene generato alcun guadagno, ad esempio perché il valore di cessione è uguale o inferiore al costo di acquisto, dall’operazione non derivano, in linea di principio, tasse da pagare. Tuttavia, anche in assenza di un’imposta dovuta, è importante conservare la documentazione relativa alle operazioni effettuate, poiché le transazioni in criptovalute sono comunque rilevanti ai fini della ricostruzione fiscale complessiva.

Regole fiscali sulle crypto nei diversi Paesi

La tassazione delle criptovalute non è uniforme a livello internazionale e può variare in modo significativo da un Paese all’altro. Le regole fiscali applicabili dipendono dal quadro normativo nazionale, dal tipo di operazioni effettuate e dal modo in cui vengono trattate le plusvalenze derivanti dalle crypto-attività.

Di seguito presentiamo una panoramica della tassazione in diversi Paesi, con  particolare attenzione per l’Italia, seguita da un confronto sintetico con altri ordinamenti fiscali rilevanti.

Tassazione delle criptovalute in Italia 

In Italia, la tassazione delle crypto-attività è disciplinata dal quadro normativo introdotto e aggiornato dalla legge di bilancio, che ha chiarito il trattamento fiscale delle crypto-attività detenute da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa. In linea generale, le plusvalenze realizzate tramite la cessione di criptovalute possono essere soggette a imposta sostitutiva, se superano le soglie previste dalla normativa vigente.

Il regime di tassazione crypto è quello previsto dalla legge di bilancio e può prevedere l’applicazione di un’imposta sostitutiva sulle plusvalenze. In alcuni casi, il contribuente può scegliere di pagare l’imposta secondo le modalità indicate dalla normativa, soprattutto in presenza di situazioni fiscali più complesse.

I principali aspetti da conoscere sulla tassazione in Italia sono:

  • Imposta sostitutiva sulle plusvalenze: i guadagni derivanti dalla cessione di criptovalute sono generalmente qualificati come redditi diversi e possono essere soggetti a un’imposta sostitutiva, secondo quanto stabilito dalla legge di bilancio applicabile al periodo d’imposta di riferimento.

  • Soglie e rilevanza fiscale: la tassazione si applica solo al superamento di determinati importi complessivi di plusvalenze realizzate nel corso dell’anno fiscale. Al di sotto di tali soglie, non si genera un’imposta da versare, pur restando rilevanti gli obblighi dichiarativi.

  • Assenza di esenzione legata al periodo di detenzione: a differenza di altri Paesi, in Italia non è prevista un’esenzione automatica delle plusvalenze in base alla durata del possesso delle criptovalute.

  • Scambi crypto-crypto: le operazioni di scambio tra criptovalute, in molti casi, non vengono tassate immediatamente, ma incidono sul calcolo della plusvalenza in occasione di una successiva cessione in euro o dell’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento. In alcuni casi specifici, determinate operazioni possono assumere rilevanza dal punto di vista fiscale, secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate, a seconda delle modalità e del contesto in cui vengono effettuate.

  • Obblighi dichiarativi: le criptovalute detenute devono essere correttamente indicate nella dichiarazione dei redditi, secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate, incluse le disposizioni in materia di monitoraggio fiscale.

Questo quadro rende fondamentale comprendere non solo quando si applicano le tasse crypto, ma anche come gestire correttamente la dichiarazione delle crypto-attività, per evitare errori e possibili sanzioni.

Tassazione delle criptovalute in Germania

In Germania, le criptovalute sono considerate beni economici privati ai fini fiscali. La tassazione delle plusvalenze dipende principalmente dal periodo di detenzione e dal momento in cui avviene la cessione.

Gli aspetti principali da conoscere sulla tassazione in Germania sono:

  • Periodo di detenzione di 12 mesi: le plusvalenze derivanti dalla vendita o dallo scambio di Bitcoin e altre criptovalute sono tassabili se la cessione avviene entro 12 mesi dall’acquisto.

  • Esenzione dopo un anno: se la criptovaluta viene detenuta per più di 12 mesi prima della cessione, le plusvalenze sono in genere esenti da imposta per gli investitori privati.

  • Scambi tra criptovalute: anche lo scambio di una criptovaluta con un’altra (ad esempio Bitcoin contro Ethereum) è considerato fiscalmente una cessione, con conseguente calcolo della plusvalenza in base al valore di mercato al momento dell’operazione.

  • Attività come mining, airdrop e fork: i proventi derivanti da queste attività possono essere soggetti a tassazione come redditi, secondo regole specifiche, indipendentemente dalla successiva vendita delle criptovalute.

Rispetto all’Italia, il sistema fiscale tedesco attribuisce un ruolo centrale alla durata della detenzione, prevedendo un’esenzione fiscale per le plusvalenze realizzate nel lungo periodo, un approccio che differisce in modo significativo dal quadro normativo italiano.

Tassazione delle criptovalute in Austria

In Austria, la tassazione delle criptovalute è stata recentemente oggetto di riforme e segue un approccio diverso rispetto a quello tedesco. Le criptovalute sono considerate attività finanziarie e le plusvalenze derivanti dalla loro cessione sono generalmente soggette a imposta, indipendentemente dal periodo di detenzione.

I principali aspetti della tassazione in Austria sono:

  • Aliquota fiscale unica: le plusvalenze da criptovalute sono normalmente tassate con un’aliquota fissa, applicata ai guadagni realizzati dalla vendita o dalla cessione delle crypto-attività.

  • Nessuna esenzione per detenzione a lungo termine: a differenza della Germania, non è prevista un’esenzione fiscale legata alla durata della detenzione delle criptovalute.

  • Scambi tra criptovalute: anche lo scambio di una criptovaluta con un’altra può essere rilevante ai fini fiscali, in quanto può comportare la realizzazione di una plusvalenza imponibile.

  • Proventi da attività crypto: redditi derivanti da attività come staking o mining possono essere soggetti a tassazione secondo regole specifiche.

Nel confronto internazionale, il sistema austriaco si avvicina più a un modello di tassazione immediata delle plusvalenze, senza agevolazioni basate sul periodo di detenzione, distinguendosi così sia dall’Italia che dalla Germania.

Tassazione delle criptovalute in Svizzera

In Svizzera, la tassazione delle criptovalute segue un approccio generalmente più favorevole per gli investitori privati rispetto a molti altri Paesi europei. In linea di principio, le plusvalenze realizzate da persone fisiche nell’ambito di una gestione privata non sono soggette a imposta.

I principali aspetti della tassazione in Svizzera sono:

  • Esenzione delle plusvalenze private: i guadagni derivanti dalla vendita di Bitcoin e altre criptovalute non sono normalmente tassati per gli investitori privati, purché l’attività non sia qualificata come professionale.

  • Distinzione tra gestione privata e attività professionale: se il trading in criptovalute è svolto in modo sistematico o professionale, le plusvalenze possono essere considerate reddito imponibile.

  • Imposta sul patrimonio: le criptovalute detenute possono essere soggette all’imposta patrimoniale, in base al loro valore di mercato, secondo le regole del cantone di residenza.

  • Redditi da attività crypto: proventi derivanti da mining o altre attività assimilabili possono essere tassati come reddito.

Nel raffronto con altri Paesi, il modello svizzero si distingue per l’esenzione delle plusvalenze realizzate nell’ambito di una gestione privata, pur prevedendo obblighi fiscali in presenza di attività professionali o di redditi derivanti da specifiche operazioni crypto.

Tassazione delle criptovalute nel Regno Unito

Nel Regno Unito, la tassazione delle criptovalute segue regole specifiche che operano una distinzione tra investimenti privati e attività con caratteristiche più professionali. In linea generale, i guadagni derivanti dalla cessione di criptovalute possono essere soggetti alla Capital Gains Tax (CGT), ovvero l’imposta sulle plusvalenze del Regno Unito.

I principali aspetti della tassazione nel Regno Unito sono:

  • Capital Gains Tax sulle plusvalenze: la vendita o la cessione di Bitcoin e altre criptovalute può generare una plusvalenza soggetta a CGT, se supera le franchigie annuali previste dalla normativa britannica.

  • Esenzione entro una soglia annuale: entro determinati limiti di guadagno annuo, le plusvalenze possono non essere tassate; oltre tale soglia, si applicano le aliquote previste.

  • Scambi e utilizzo come mezzo di pagamento: l’utilizzo delle criptovalute per acquistare beni o servizi, così come determinate operazioni di scambio, può essere considerato fiscalmente rilevante.

  • Redditi da attività crypto: proventi derivanti da attività come mining, staking o altre forme di compenso in criptovalute possono essere trattati come reddito imponibile, a seconda delle circostanze.

Nel raffronto con altri Paesi, il Regno Unito adotta un modello incentrato sulla tassazione delle plusvalenze, con soglie di esenzione annuali e una chiara distinzione tra attività di investimento e redditi derivanti da operazioni crypto più strutturate.

Come calcolare le tasse sulle criptovalute e le plusvalenze

Calcolare correttamente le tasse sulle criptovalute significa determinare con precisione le plusvalenze ottenute nel corso di un determinato anno fiscale. In Italia, il calcolo della tassazione crypto si basa sull’analisi complessiva delle operazioni effettuate e sul valore economico delle crypto-attività al momento della cessione.

Il punto di partenza è la determinazione della plusvalenza, che corrisponde alla differenza tra il prezzo di acquisto delle criptovalute e il loro valore di mercato al momento della cessione. Questo valore può derivare, ad esempio, dalla conversione in euro, dall’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento o da altre operazioni fiscalmente rilevanti.

Nel calcolo delle plusvalenze da criptovalute è necessario considerare diversi elementi, tra cui:

  • l’insieme delle transazioni crypto effettuate nel corso dell’anno,

  • il prezzo totale di acquisto delle criptovalute detenute,

  • il prezzo di cessione o il valore attribuito alle crypto-attività al momento dell’operazione,

  • il valore complessivo del portafoglio in occasione delle singole cessioni.

Il risultato di questo calcolo consente di stabilire se l’importo complessivo delle plusvalenze supera le soglie previste dalla normativa e se, di conseguenza, i guadagni risultano tassabili ai fini dell’imposta.

Per semplificare questo processo, molti investitori utilizzano strumenti e simulatori dedicati al calcolo delle tasse crypto. Queste soluzioni permettono di:

  • ricostruire automaticamente la cronologia delle operazioni,

  • calcolare le plusvalenze sulla base del valore di mercato,

  • distinguere le operazioni fiscalmente rilevanti da quelle non imponibili,

  • preparare i dati necessari per la dichiarazione delle criptovalute.

È importante ricordare che, anche in presenza di strumenti di supporto, resta responsabilità del contribuente verificare che i calcoli siano corretti e coerenti con il quadro fiscale italiano prima di procedere alla dichiarazione dei redditi.

Fattori che influenzano il regime fiscale delle crypto

La tassazione delle criptovalute in Italia non dipende da un solo elemento, ma è influenzata da diversi fattori che concorrono a determinare se un’operazione risulta imponibile e quale regime fiscale risulta applicabile. Comprendere questi aspetti è fondamentale per valutare correttamente il trattamento fiscale delle proprie criptovalute.

In particolare, la tassazione crypto può variare in base alla natura delle operazioni effettuate, alle modalità di detenzione delle criptovalute e al contesto fiscale complessivo in cui si inseriscono. Il quadro fiscale delle criptovalute tiene conto sia dei guadagni realizzati sia delle caratteristiche dell’attività svolta dal contribuente.

Nei paragrafi seguenti analizzeremo i principali fattori che incidono sulla tassazione delle criptovalute, soffermandoci sugli elementi più rilevanti dal punto di vista fiscale.

Periodo di detenzione

Il periodo di detenzione delle criptovalute è uno dei fattori che incidono sulla tassazione delle criptovalute, poiché influisce sul momento in cui una plusvalenza da criptovalute viene considerata fiscalmente rilevante. In Italia, tuttavia, tale durata non comporta, di per sé, un’esenzione automatica dall’imposta.

La tassazione delle plusvalenze da criptovalute si applica in relazione all’anno fiscale in cui avviene la cessione delle crypto-attività, indipendentemente dalla data di acquisto. Ciò significa che il calcolo dell’eventuale importo imponibile si basa sul valore delle criptovalute al momento della cessione e non sul periodo di detenzione precedente.

Dal punto di vista fiscale, conta quindi il momento di realizzazione della plusvalenza, che viene imputata all’anno fiscale di riferimento, generalmente a partire dal 1° gennaio fino al termine dell’anno. A differenza di altri ordinamenti, il sistema italiano non prevede una soglia temporale oltre la quale viene applicata l’esenzione alle plusvalenze da criptovalute.

Comprendere il ruolo del periodo di detenzione è quindi essenziale per valutare correttamente quando una cessione di criptovalute può generare un obbligo fiscale e come tale operazione rientra nel quadro della tassazione crypto applicabile.

Come vengono tassate le plusvalenze crypto

L’importo delle plusvalenze rappresenta un elemento centrale nella tassazione delle criptovalute, poiché determina se e in che misura i guadagni crypto risultano tassabili ai fini fiscali. In Italia, la rilevanza fiscale delle plusvalenze dipende dall’ammontare complessivo dei guadagni realizzati nel corso dell’anno fiscale, nonché dal quadro normativo applicabile al periodo d’imposta di riferimento.

Le plusvalenze derivano dalla differenza positiva tra il valore di cessione delle criptovalute e il relativo valore di acquisto, calcolata tenendo conto di tutte le operazioni fiscalmente rilevanti, come la conversione in euro, l’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento o altre forme di cessione di crypto-attività.

Ai fini della determinazione dell’imposta, è rilevante anche il valore del portafoglio e il valore delle crypto-attività detenute nel corso dell’anno. Il calcolo tiene conto dell’insieme delle operazioni effettuate nel periodo d’imposta, generalmente con riferimento alla situazione al 31 dicembre, al fine di stabilire se i guadagni risultano imponibili.

Nel tempo, la normativa italiana ha previsto soglie e meccanismi di rilevanza fiscale che hanno inciso sulla tassazione delle plusvalenze da criptovalute. In particolare, per alcuni periodi d’imposta è stata prevista una soglia di 2.000 euro, al di sotto della quale i guadagni non risultavano tassabili, mentre oltre tale limite l’imposta si applicava secondo le regole vigenti.

Con i più recenti interventi normativi, tuttavia, il ruolo di questa soglia è stato progressivamente rivisto, rafforzando l’attenzione sull’ammontare complessivo delle plusvalenze realizzate nel periodo d’imposta. Di conseguenza, per i periodi fiscali più aggiornati, le plusvalenze possono risultare tassabili in base alla normativa vigente nell’anno di riferimento.

È quindi fondamentale monitorare con attenzione l’importo delle plusvalenze realizzate nel corso dell’anno fiscale, considerando tutte le operazioni di cessione e il valore complessivo delle crypto-attività, per stabilire con precisione se e quando si genera un obbligo fiscale nell’ambito della tassazione delle criptovalute.

Tipologia di reddito da crypto

La tipologia di reddito da criptovalute è un altro fattore determinante nella relativa tassazione, poiché influisce sul regime fiscale applicabile e sulle modalità di dichiarazione. In Italia, il trattamento fiscale dei redditi crypto dipende dal modo in cui i guadagni vengono realizzati e dal ruolo assunto dall’investitore.

Nel caso di una gestione privata, le plusvalenze derivanti dalla cessione di criptovalute sono generalmente qualificate come redditi diversi. Questo vale quando l’attività di investimento non presenta caratteristiche di professionalità, abitualità o organizzazione tali da configurare un’attività economica strutturata.

Diverso è il trattamento dei proventi derivanti da specifiche attività legate alle criptovalute, come lo staking o altre forme di remunerazione. In questi casi, i guadagni possono essere considerati redditi imponibili indipendentemente dalla successiva cessione delle criptovalute, a seconda delle modalità con cui vengono percepiti.

Qualora l’attività in criptovalute sia svolta in modo continuativo o con finalità professionali, ad esempio attraverso operazioni frequenti e sistematiche, il reddito derivante può assumere una diversa qualificazione fiscale. In tali situazioni, la tassazione segue regole specifiche, che tengono conto della natura dell’attività professionale svolta.

Comprendere la corretta tipologia di reddito da criptovalute è quindi essenziale per applicare correttamente la relativa tassazione e adempiere agli obblighi fiscali previsti dalla normativa italiana.

Conclusione: guida pratica alle tasse crypto in Italia

Gestire correttamente le criptovalute dal punto di vista fiscale significa conoscere e rispettare gli obblighi fiscali in materia previsti dalla normativa fiscale italiana. Monitorare le operazioni effettuate e valutare correttamente eventuali guadagni è essenziale per evitare errori nella fase dichiarativa.

Un’attenzione particolare va riservata alla dichiarazione delle criptovalute, che deve riflettere in modo accurato le crypto-attività detenute e le operazioni rilevanti ai fini fiscali. Un approccio informato e prudente consente di ridurre il rischio di sanzioni e di gestire i propri investimenti in modo più consapevole.

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FAQ – Domande frequenti sulla tassazione delle criptovalute

Come dichiarare le criptovalute in Italia?

Conoscere la modalità di dichiarazione delle criptovalute in Italia è essenziale per adempiere correttamente agli obblighi fiscali. La dichiarazione delle criptovalute avviene nell’ambito della dichiarazione dei redditi, secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate.

Le criptovalute possono inoltre essere soggette agli obblighi di monitoraggio fiscale, in particolare quando sono detenute su piattaforme o wallet esteri. È pertanto necessario fare riferimento ai valori e alle istruzioni previste nei quadri RW (o W, a seconda del modello dichiarativo) per il periodo d’imposta di riferimento, considerando ad esempio il valore al 31 dicembre e, in alcuni casi, altri valori di giacenza, secondo le indicazioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate.

Le eventuali plusvalenze imponibili devono invece essere indicate nei quadri dedicati, come il quadro RT, all’interno del modello Redditi, sulla base delle operazioni effettuate nel corso dell’anno fiscale.

Una corretta dichiarazione delle criptovalute consente di evitare errori, ridurre il rischio di sanzioni e garantire la piena conformità alle regole fiscali italiane.

Le stablecoin sono soggette alla stessa tassazione delle criptovalute?

In linea generale, anche le stablecoin rientrano nella definizione di crypto-attività ai fini fiscali. Di conseguenza, le operazioni che generano una plusvalenza tramite stablecoin possono essere rilevanti ai fini della tassazione, in base alle modalità e al contesto dell’operazione effettuata.

La tassazione delle crypto dipende dalla residenza fiscale?

Sì. La residenza fiscale in Italia è decisiva per stabilire l’applicazione delle regole fiscali sulle criptovalute. I soggetti residenti in Italia sono tenuti a rispettare la normativa fiscale italiana sulle crypto-attività detenute e sulle plusvalenze eventualmente realizzate, indipendentemente dal luogo in cui le criptovalute sono custodite.

Devo dichiarare anche i wallet personali?

, ai fini fiscali conta la detenzione di criptovalute, indipendentemente dal fatto che siano custodite su una piattaforma di scambio o tramite un wallet personale; in particolare, i wallet collegati a operatori o servizi esteri possono rientrare negli obblighi di monitoraggio fiscale e andare indicati nei quadri dedicati, secondo le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate.

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